Procedono senza sosta le audizioni degli investigatori che indagano sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, per un presunto avvelenamento da ricina. Secondo quanto trapela da alcune indiscrezioni di stampa, nella giornata di giovedì 16 aprile, Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita, marito di Antonella e papà di Sara, è stata convocata in Questura come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta per duplice omicidio volontario coordinata dalla procura di Larino.
L’audizione di Laura De Vita
La donna - 40 anni, insegnante di sostegno, che non è indagata - è tornata davanti agli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso per ripercorrere legami e dinamiche familiari di eventuale utilità investigativa. Come anticipato da La Presse, nel corso dell’audizione, le sarebbe stato chiesto di chiarire i legami con la cugina (acquisita) Antonella e la nipote Sara. La deposizione sarebbe durata all’incirca 4 ore, dalle 15.30 alle 19.30. De Vita era già stata sentita la scorsa settimana, nello stesso giorno in cui erano stati convocati in Questura Gianni e Alice, la primogenita dei coniugi Di Vita. Stando a quanto emerso finora, le versioni fornite dai tre familiari sarebbero concordanti.
I dubbi sulla cena del 23 dicembre
Al centro del giallo c’è la cena dello scorso 23 dicembre, quella a cui avrebbero partecipato Gianni Di Vita, la moglie e la figlia Sara (l’altra figlia era andata in pizzeria con gli amici). Sentito dagli investigatori, l’uomo avrebbe detto di “non ricordare” quali pietanze avessero consumato per l'occasione. Il suo nuovo legale, l’avvocato Vittoria Facciolla, ha raccontato a “Chi l’ha Visto?” e “Dentro la Notizia” che avrebbero condiviso delle cozze conservate da un pasto aziendale del giorno prima. Poi “insaccati e un’insalata giardiniera”, scrive il Corriere della Sera. Non è escluso che gli investigatori possano effettuare un nuovo sopralluogo nell’abitazione di famiglia a Pietracatella, posta sotto sequestro da alcune settimane.
La ricina
Mamma e figlia sarebbero state avvelenate con la ricina, una sostanza altamente tossica che potrebbe essere stata somministrata loro alcuni giorni prima del decesso (sono morte rispettivamente il 27 e 28 dicembre). Il condizionale è d’obbligo, dal momento che si attendono gli esiti degli esami tossicologici dal Centro Antiveleni di Pavia, incaricato degli accertamenti, e delle due autopsie. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, non confermate dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, Gianni Di Vita sarebbe risultato negativo alla ricina. Su un capello e nel sangue delle due vittime, invece, sono state riscontrate alcune tracce della tossina.

