Covid, Conte cede: "Andrò in audizione". Ma non lascia la commissione e attacca il Giornale

Scritto il 29/06/2026
da Francesca Galici

L’ex premier chiede che Fontana garantisca il suo “tempestivo reinsediamento” al termine dell’audizione. Poi l'attacco ai giornali di Angelucci: "Imbeccati dal trio dei patrioti"

Giuseppe Conte è stato protagonista di un incontro-scontro con Nicola Porro durante la diretta di Quarta Repubblica in onda su Rete 4 in relazione all’inchiesta sulle mascherine acquistate per l’emergenza Covid. Ma ha attaccato anche il Giornale, e tutti quelli del gruppo Angelucci, “che fanno da corredo mediatico, da trombettieri ogni giorno”. "Sa", ha detto rivolgendosi a Porro, “quanti articoli hanno dedicato i giornali di Angelucci? 50 a me, Il nemico pubblico numero uno. Io vengo qui e parlo di tutto…” e, invece, è il ragionamento di Conte “c’è una campagna denigratoria, diffamatoria, dove scrivono in prima pagina: ‘I misteri di Conte’, ‘Il sistema delle tangenti’, ‘Il sistema Conte’… 50 articoli solo i tre giornali di Angelucci”. Secondo l’ex premier, i giornali che quotidianamente affrontano il tema delle mascherine lo fanno perché “imbeccati dal trio dei patrioti (Bignami, Lisei e Buonguerrieri, esponenti di FdI, ndr)”.

Proprio in queste ore, l’ex premier M5S ha inviato una lettera ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, in cui annuncia la sua disponibilità a farsi audire in commissione d'inchiesta Covid a condizione di poter restare componente della stessa: “Non appena conosciute le modalità con cui avverrà la mia libera audizione e una volta concordata la data in cui mi sarà consentito presentarmi, farò pervenire, immediatamente prima dell’audizione, le mie dimissioni da Componente della Commissione. Mi rivolgo, tuttavia, al Presidente della mia Camera di appartenenza, Lorenzo Fontana, al quale spetta il compito di assicurare che ciascun Deputato sia posto nella condizione di poter esercitare i propri diritti e di osservare i propri doveri: non intendo affatto rinunciare, una volta completata l’audizione, al mio ruolo di Componente della Commissione, per cui chiedo a Lui di farsi garante sin d’ora affinché non siano frapposti ostacoli al mio tempestivo reinsediamento in Commissione”.

Quindi, ha scritto ancora Conte, “mi rivolgo a Voi, quali massimi garanti del rispetto dei Regolamenti parlamentari e della correttezza delle procedure, per segnalare che sono ormai quasi due anni da quando, nell’ottobre 2024, ho scritto al presidente della Commissione parlamentare di cui all’oggetto, Marco Lisei, per informarlo della mia disponibilità a essere audito in Commissione nelle forme e nei modi ritenuti congrui. Aggiungo che questa mia disponibilità l’ho riconfermata intervenendo spontaneamente nel corso della quinta seduta della Commissione, tenutasi il 15 ottobre 2024. A questa mia lettera non c’è stata nessuna risposta formale da parte del presidente Lisei, il quale si è solo limitato, nel corso della medesima seduta della Commissione, a valutare genericamente questa possibilità”.

Il presidente Conte, sempre nella lettera, attacca questo e gli altri quotidiani che in queste settimane hanno trattato il tema delle mascherine, sostenendo che “i suoi colleghi di Fratelli d’Italia che siedono in Commissione, unitamente ai giornali del deputato Angelucci, tentano di screditarmi in tutti i modi, sostenendo anche l’idea che io abbia qualcosa da nascondere e che per questo stia cercando di sottrarmi al confronto in Commissione”. Nella parte finale, quindi, Conte ha sferrato un attacco all’onorevole Lisei e alla sua impostazione nel gestire la presidenza di Commissione. Al contrario di Conte, Galeazzo Bignami, per il quale il suo partito ha chiesto l’audizione in commissione, si è dimesso per consentire alla stessa commissione di ascoltarlo. “Dimettendomi viene a cadere l’incompatibilità di cui altri si fanno scudo, per rispondere a tutte le domande che i commissari vorranno pormi sulle vicende a me note”, ha comunicato Bignami.

In tv da Nicola Porro, in diretta da Quarta Repubblica, l’ex premier ha dichiarato che l'ex amministratore di Invitalia Domenico Arcuri “ha chiesto recentemente e lo ha scritto, di poter essere sentito in Commissione” parlamentare Covid. “Tra l'altro lo vogliono sentire anche il trio dei 'finti patrioti'”, ha proseguito riferendosi ai componenti di FdI in commissione, il presidente Marco Lisei, Alice Buonguerrieri e Galeazzo Bignami. "Sono 'finti patrioti', perché non hanno nessun senso dell'onore e della verita'”, ha insistito. Quanto a Lisei, ha precisato, “ha detto che (Arcuri, ndr) potrà essere ascoltato solo su fatti nuovi e limitatamente”.