Lepore querelato per diffamazione. Ma il gip archivia

Scritto il 29/06/2026
da Francesco Curridori

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore aveva attaccato Fratelli d’Italia accusando “l'estrema destra continua a desiderare e provare ebbrezza per gesta del ventennio passate alla storia"

“Diritto di critica politica”. Così il gip del Tribunale di Bologna, Andrea Romito, ha motivato l’archiviazione di un fascicolo aperto dopo che Fratelli d’Italia aveva querelato il sindaco di Bologna Matteo Lepore per diffamazione.

La vicenda risale al 9 febbraio 2025 quando, in occasione del Giorno del ricordo, Lepore denunciò un'intrusione dei militanti di Gioventù nazionale, avvenuta attraverso un ingresso laterale, a Palazzo d'Accursio, sede del Comune, che in quel momento era chiuso al pubblico. Lepore, in un comunicato, scrisse che "gli esponenti di Fratelli d'Italia dovranno spiegare il perché delle loro presenze e del loro ruolo di facilitatori". E, poi, aggiunse: "A quanto pare l'estrema destra continua a desiderare e provare ebbrezza per gesta del ventennio passate alla storia". Da qui la querela presentata da alcuni esponenti di Fratelli d'Italia: il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, l'europarlamentare Stefano Cavedagna, il consigliere comunale di Bologna e regionale Federico Sassone e la consigliera comunale Manuela Zuntini.

Nei mesi scorsi la pm Michela Guidi aveva chiesto l'archiviazione, invocando proprio il diritto di critica per il sindaco. Ora il giudice le ha dato ragione ritenendo che le affermazioni di Lepore rientrino "nell'alveo del legittimo confronto politico" e risultino "funzionali alla manifestazione del dissenso su questioni di interesse collettivo, senza trasmodare in forme di gratuità ostilità o di aggressione personale avulsa dal contesto". Secondo il giudice, quindi, la condotta del sindaco Lepore "deve essere valutata quale espressione dell'esercizio costituzionalmente garantito dall'articolo 21, con conseguente insussistenza del reato".

Per il gip, le critiche del sindaco di Bologna “non investivano inoltre aspetti della sfera privata dei denuncianti, ma esclusivamente la dimensione pubblica delle personalità politiche coinvolte nella fiaccolata commemorativa". Ma non solo. “Il comunicato stampa del sindaco appare, inoltre, rispettoso del requisito della verità del fatto oggetto di critica", scrive il gip Romito secondo cui non si può parlare di diffamazione anche perché le dichiarazioni di Lepore non risultano sorrette "da alcun intento manipolatorio della realtà fattuale, né appaiono costruite su rappresentazione consapevolmente distorta o incompleta degli avvenimenti”. E ancora: “Esse si limitano piuttosto a formulare una rappresentazione critica - seppur espressa in termini severi - in ordine a un comportamento concretamente verificatosi". Il gip ritiene “pacifico” e “documentalmente confermato, che nel contesto dato si fosse verificato l'accesso a Palazzo d'Accursio non previamente concordato né autorizzato dall'ufficio del cerimoniale, circostanza accertata sia dagli agenti della polizia locale, sia dall'addetto dell'ufficio preposto". Infine, le espressioni impiegate nel comunicato, "in particolar modo 'facilitatori' e 'gesta del ventennio passate alla storia', avevano l'obbligo di esprimere un giudizio politico negativo su quanto era avvenuto nel corso della manifestazione".