"Sventolino le bandiere della Palestina". Così l'estrema sinistra vuole eliminare l'Italia dal corteo del 25 aprile

Scritto il 17/04/2026
da Francesca Galici

Anche quest’anno a sinistra si è aperta la polemica sul 25 aprile: le organizzazioni pro Pal e l’estrema sinistra rivendicano la testa del corteo e vogliono marginalizzare il Pd

Il 25 aprile si avvicina e, come sempre da qualche anno a questa parte, il giorno della Liberazione diventa motivo di polemica tutta interna nella sinistra italiana. Ormai il 25 aprile ha perso la sua identità, piegato a logiche che nulla hanno a che fare con il ricordo della liberazione italiana dal fascismo. “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”, diceva Pietro Nenni. E nonostante siano passati quasi 80 anni da quando lo storico leader del Partito Socialista Italiano utilizzava questa formula per descrivere la deriva del massimalismo politico, queste parole appaiono più attuali che mai.

Il corteo milanese del 25 aprile è sempre stato trincea e territorio del Partito democratico, dell’Anpi e delle sigle satellite, che hanno escluso la possibilità che anche il centrodestra potesse prendervi parte: una rivendicazione territoriale che oggi vacilla sotto le picconate dell’estrema sinistra, che si considera più erede dei partigiani del Pd e dell’Anpi, che storicamente sventolano la bandiera della Resistenza. E quell’estrema sinistra che oggi considera la Palestina alla stregua dell’Italia da liberare dai fascisti, e di conseguenza i palestinesi come i nuovi partigiani, vede nel Pd una frangia moderata e non degna di prendere parte al corteo del 25 aprile, dove le bandiere italiane passano in secondo piano rispetto a quelle palestinesi. È Pietro Nenni in purezza, perché nel momento in cui si stabilisce un criterio di integrità assoluta per appartenere a un gruppo, si innesca una competizione interna dove vince chi estremizza.

E in questo scenario si inseriscono le rivendicazioni dell’estrema sinistra ma anche delle associazioni palestinesi, che dallo scorso anno vogliono e pretendono di prendersi la testa del corteo. E guai a chiedersi quale sia la logica di una rivendicazione palestinese nel contesto del ricordo della Liberazione d’Italia, perché la risposta sarebbe che sono la stessa cosa. “Che l’equipaggio di terra e di mare delle Flotille apra il corteo del 25 Aprile e lo riempia di bandiere della Palestina, di kefie e di tutte le bandiere della Resistenza, bandiere sorelle di quelle della Liberazione del nostro paese e di quelle dei partigiani che lo hanno liberato”, scrive oggi il partito dei Carc nell’ennesimo documento in cui incita alla rivoluzione nel Paese. “Che sventolino quindi, dalla testa alla coda del corteo le bandiere della Palestina e di tutti i popoli oppressi e i Paesi che resistono all’imperialismo, le bandiere rosse dei partigiani che liberarono l’Italia dal nazifascismo”, si legge ancora.

L’eradicazione del ricordo di un patrimonio nazionale come la Liberazione in nome della lotta di un Paese straniero, fatta da soggetti che non si riconoscono nel Tricolore, appoggiati da chi sotto quella bandiera ci è nato, cosa è se non appropriazione culturale? Il 25 aprile del 1945 le bandiere italiane sventolavano fiere nelle città liberate, 81 anni dopo è difficile perfino trovarle nel corteo che ricorda quei giorni, nel mare di bandiere palestinesi che ormai dominano la scena. “Il 25 Aprile è il corteo degli antifascisti, degli antisionisti, degli antimperialisti, di tutti coloro che oggi lottano per porre fine alla barbarie del capitalismo”, sostengono dal partito dei Carc. E come questo sia potuto accadere va chiesto a chi, per decenni, è stato convinto di poter gestire il corteo come una cosa propria, lasciando che chiunque avanzasse le proprie pretese, fino a che quegli stessi che erano stati accolti come minoranza ideologica non hanno trovato il modo di sopraffare chi aveva dato loro accoglienza. Un refrain che si ripete.