"L'Europa fa spettacolo e noi non abbiamo ritmo"

Scritto il 17/04/2026
da Tony Damascelli

Se Bayern e Real scintillano, l'Italia non ha magia. Carlo Ancelotti: "Abbiamo ripudiato l'arte antica della difesa"

Bayern Monaco, Paris St Germain, Arsenal, Atletico Madrid. Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, sono i territori di conquista di Carlo Ancelotti, professore emerito di champions league vinte, due da calciatore, cinque da allenatore. Ha seguito da Vancouver, prima di ripartire per Rio de Janeiro, gli ultimi quarti di finale. Pensieri e parole, il giorno dopo lo spettacolo esclusivo. "Ho visto partite con molti gol, Atletico Madrid-Barcellona e Bayern-Real Madrid hanno offerto momenti esaltanti per i tifosi. Ma...".

Ma?

"Troppi gol significa anche troppi errori, dei portieri, dei difensori. La cosiddetta pressione alta, l'uomo contro uomo comporta rischi continui e così il risultato cambia da un momento all'altro. Anche la ricerca della costruzione dal basso deve essere perfetta altrimenti paghi immediatamente la più piccola delle distrazioni".

Come è accaduto al Bayern o all'Atletico che però poi si sono riprese

"Si, devi preventivare questo pericolo. Ma di certo la due giorni di coppa è stata pubblicità pura per il pubblico. Un po' meno per gli allenatori eliminati".

Tra la Champions League e la serie A c'è un abisso.

"La differenza fondamentale riguarda il ritmo, non soltanto quello agonistico della corsa ma quello mentale, della partecipazione continua, dell'intensità che non è un sostantivo vuoto e non può essere utilizzato soltanto in alcune fasi della partita. Il calcio italiano ha perso proprio questo".

Soltanto questo?

"Ha perso la solidità difensiva, già non abbiamo talenti in altre zone del campo ma il controllo eccessivo dell'aspetto tattico ha snaturato le nostre caratteristiche, quelle sulle quali abbiamo costruito la nostra storia, da sempre".

Mancano dunque i talenti.

"I grandi calciatori stranieri non vengono più in Italia, all'estero, tra corposi diritti televisivi e investitori potenti, si è formato un mercato più attraente. Dunque in serie A non ci sono più le eccellenze di riferimento internazionale come Falcao, Maradona, Platini, Krol, Rummenigge, Ronaldo, Ronaldinho e tutti gli altri di un'epoca lontana. I giovani italiani da chi imparano?".

Però esistono nuove realtà, il Como ad esempio

"Non mi sembra che ci siano calciatori italiani. Ma tornando alla fragilità difensiva, l'Atalanta sa giocare un calcio aggressivo, di uno contro uno e per questo prende dei rischi colossali, riguardate la partita contro il Bayern".

Per esperienza diretta sul campo, quali le differenze effettive di scuola calcistica nei quattro Paesi semifinalisti che lei ha frequentato, dovunque vincendo?

"In Germania l'aspetto fisico e atletico ha la prevalenza, a questo va aggiunta una grande organizzazione di sistema, confortata dalla tradizione storica della nazionale".

In Spagna?

"Molto si basa sul possesso palla, sulla qualità tecnica, su un football più propositivo. L'Atletico Madrid è il meno spagnolo dei club della Liga ma Diego Simeone ha saputo adattarsi, è cresciuto il livello tecnico, Griezmann, Julian Alvarez sono la chiave di questo cambiamento, senza trascurare i giovani del Barcellona e Lamine Yamal".

In Inghilterra?

"L'ambiente calcio, l'atmosfera che accompagna il fenomeno football, la nazionale conserva sempre una importanza unica. I club si sono trasformati nella tattica e nella tecnica e poi si gioca e basta, senza troppe parole dopo le partite".

In Francia?

"Tecnica, talento, forza fisica. C'è una scuola francese che ha messo assieme i migliori elementi, distribuiti nei vari club europei ma che, messi assieme, formano una nazionale che oggi è la migliore del mondo".

La Champions League ha infine mortificato ogni nostra pretesa.

"La Champions è un torneo aperto che lascia per strada grandi squadre, come il Real Madrid, il Barcellona, il Manchester City ma resta una manifestazione nella quale si cresce. Per quanto riguarda il calcio italiano o recuperiamo i difensori, o meglio la mentalità difensiva che ci ha garantito vittorie di club e nazionale, o continueremo a soffrire, perché il calcio è sì segnare un gol più degli altri ma anche prenderne uno in meno. Non è una battuta banale".

Riassunto: chi vince la Champions?

"Io no, ho già dato. Ma dico Paris Saint Germain".

Il cui capitano è Marquinhos, così anche del Brasile di Carlo Ancelotti. Obrigado.