Il dovere della verità. Di seguitare a cercarla, il più possibile. All'indomani della decisione di Palazzo Chigi di opporsi alla richiesta di archiviazione dell'inchiesta sulla strage di Ustica è questo il coro unanime e trasversale che si è levato a gran voce. Dal presidente della Repubblica alle opposizioni: tutti hanno applaudito alla scelta dell'esecutivo. La speranza, nonostante per la procura di Roma non ci siano spunti utili per proseguire, è quella di cercare ancora. Per dare giustizia a quelle 81 persone che il 27 giugno 1980 morirono a bordo del Dc9 Itavia decollato da Bologna e diretto a Palermo. E per accendere i riflettori su una pista, quella palestinese, forse non considerata degnamente né dai media né da una parte politica. Di questo ne è certo l'ex ministro Carlo Giovanari secondo cui "esiste una sentenza passata in giudicato che ha assolto i generali dell'Aeronautica da ogni addebito e le perizie, il Parlamento e il Governo hanno accertato che il DC9 esplose per una bomba collocata nella toilette di bordo. Eppure, finora anche sui media, continua a prevalere la tesi della battaglia aerea, sostenuta dall'associazione dei parenti delle vittime guidata da Daria Bonfietti, nonostante esistano decine di versioni diverse, perfino con ipotesi sugli israeliani o sugli UFO". Giovanardi al Giornale ricorda che "undici esperti, nel processo, dopo quattro anni di lavoro e 4.000 pagine di relazione, conclusero unanimemente per l'esplosione interna, ma l'indagine continuò a inseguire la battaglia nei cieli. Quando intervenni in Parlamento illustrai la documentazione NATO e mostrai i tracciati radar: nell'istante dell'esplosione non risultava alcun velivolo nelle vicinanze del DC9".
Il politico poi aggiunge che "quando ero ministro riferii in Parlamento leggendo le lettere personali di Jacques Chirac e Bill Clinton a Giuliano Amato e le rogatorie internazionali nelle quali Francia e Stati Uniti escludevano qualsiasi coinvolgimento. Dire che non ci fu risposta è semplicemente falso. La vicenda va inserita nel contesto del terrorismo palestinese di quegli anni. Dopo il sequestro dei missili ad Ortona, arrivarono minacce precise. La mattina del 27 giugno 1980 Giovannone, uomo di Moro, inviò da Beirut due alert segnalando l'imminenza di un attentato; la sera esplose il DC9. Per anni quei documenti sono rimasti coperti dal segreto di Stato ma avevo potuto consultarli come membro della commissione di inchiesta parlamentare sulla morte di Aldo Moro. Cinque anni fa mi fu intimato dal governo Conte di non parlarne, con minacce di denuncia. Successivamente ho convinto il governo Meloni a desecretare quelle carte, oggi consultabili all'Archivio di Stato". Per l'ex sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri "l'obiettivo non è soltanto stabilire definitivamente e ufficialmente che la causa della caduta dell'aereo fu una bomba, ma verificare se sia ancora possibile individuare gli esecutori materiali, come avvenne nel caso di Lockerbie. I mandanti possono essere morti, ma gli autori materiali sono probabilmente ancora in vita". Infine, Giovanardi lancia una proposta: "I familiari delle vittime di Ustica hanno giustamente ricevuto sino a oggi circa 70 milioni di euro di indennizzi. Ogni famiglia ha avuto 150 mila euro una tantum e ogni avente diritto percepisce circa 2.300 euro netti al mese, rivalutati nel tempo, per tutta la vita. Lo Stato continuerà a sostenere questa spesa ancora per decenni. Diverso è il risarcimento civile. In primo grado aveva vinto lo Stato. In appello, però, l'Avvocatura dello Stato si è costituita in ritardo e la Corte ha liquidato altri 315 milioni di euro. Di questi, 150 milioni sono fermi a Palazzo Chigi e non si possono dare ai familiari perché sono già stati indennizzati, a questo punto perché lasciarli inutilizzati mentre il Paese affronta emergenze come povertà, immigrazione e assistenza?".

