Affaire pandemia - I ras degli appalti e le risate al telefono sull'emergenza Covid

Scritto il 29/06/2026
da Rita Cavallaro

La Finanza ha ricostruito le proposte in pandemia. Aste Consip deserte nonostante tante offerte

La processione dei camion dell'Esercito con i morti di Bergamo e la corsa della società civile alla ricerca delle mascherine per salvare gli italiani dalla pandemia. È in quei giorni frenetici, culminati nella sfilata di bare del 18 marzo 2020, che alla struttura commissariale di Domenico Arcuri arrivano proposte vantaggiose per l'acquisto di Ffp2, che si scontrano con la macchina burocratica della Consip e con offerte di professionisti cadute nel vuoto o rispedite al mittente, dietro il pretesto del prezzo troppo alto o delle disposizioni imposte dal commissario per l'emergenza nominato dall'allora premier Giuseppe Conte "di non accettare alcuna offerta che prevedesse pagamenti anticipati, anche parziali, al fine di tutelarsi dal rischio di possibili operazioni speculative o di successivi gravi inadempimenti", spiega Arcuri in una nota il 27 aprile 2021, sollecitata dalla richiesta di approfondimenti della Procura di Roma, che in quel momento indagava sulla presunta truffa delle mascherine farlocche, fornite con affidamento diretto alle tre società cinesi Wenzhou Light, Luokai Trade e Wenzhou Moon-Ray. Quest'ultima, come emerge dagli atti, risulta legata con un filo rosso proprio ad Arcuri, visto che soli nove giorni dopo aver vinto quell'appalto milionario, l'azienda cinese chiede una consulenza alla BG&P e Partners, una società con sede ad Hong Kong (e che porta alla Sunsky di Andrea Tommasi a Milano) e che però fa riferimento all'ex banchiere sammarinese Daniele Guidi e a Stefano Beghi, vecchia conoscenza di Arcuri perché era partner della Deloitte, di cui il commissario di Conte era amministratore delegato fino al 2007. Sebbene alla richiesta di chiarimenti avanzata dal generale Francesco Figliuolo su sollecitazione degli inquirenti romani, il 27 aprile 2021 Arcuri abbia messo nero su bianco che "il signor Stefano Beghi risulta essersi presentato... con l'intento di preannunciare le offerte di un cliente cinese in grado di offrire mascherine chirurgiche e Dpi, ed altre attrezzature medicali... nessun offerta di mascherine chirurgiche e Dpi è stata poi presentata per il tramite del citato professionista", gli approfondimenti del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma hanno appurato l'opposto, cristallizzando tutto il meccanismo opaco che, in quei giorni terribili del marzo 2020, ha consegnato decine di milioni di euro degli italiani alle tre società cinesi che hanno fornito mascherine taroccate al doppio del prezzo offerto da altri competitor.

Il tutto nella più completa indifferenza del premier Conte, che nonostante oggi insista nel dire di non essere al corrente dell'affare sulle mascherine, perché troppo impegnato nella sua missione di salvare i cittadini, a dare una versione diversa c'è una lettera urgente del 24 marzo 2020, inviata dal senatore forzista Stefano Mallegni al premier, al capo della Protezione civile Angelo Borrelli e al commissario per l'emergenza Arcuri. "In questi giorni come ben sapete mi sono attivato per tentare di portare un contributo per la ricerca di Dpi. Ho portato alla vostra attenzione una delle più significative aziende italiane, di Brescia, che commercializza da sempre prodotti per la protezione individuale degli operatori nei vari settori. Mi avete comunicato che le condizioni di prezzo e consegna non rispondevano a ciò che già avevate a disposizione. Ne ho preso atto", scrive Mallegni. "Ricordo che il giorno 16 marzo la gara Consip sui Dpi è andata deserta e si sono accinti a farne un'altra. Non voglio impegnare il vostro tempo su questo ma ritengo che ogni giorno senza Dpi per i sanitari sia un grave, anzi gravissimo problema. (Onde evitare fraintendimenti mi riferisco alle mascherine FFP2). Ebbene, oggi, in linea con la vostra posizione, su esposta, sono riuscito a trovare un'altra impresa, stavolta coreana che mi ha inviato, attraverso un mio caro amico che ringrazio, una proposta di quantitativi e prezzi direi sbalorditivi sempre per le FFP2", comunica il senatore allegando la proposta con il prezzo di 70 centesimi al pezzo. E così stavano facendo altri imprenditori, senza minimamente immaginare che in quel momento l'appalto era di fatto già affidato alla ditta cinese che forniva le FFP2 a 2,20 euro al pezzo. Su carta, l'affidamento arriva il giorno dopo, il 25 marzo, ma la fattura la società l'aveva incredibilmente emessa addirittura il giorno prima della commessa. Senza contare che tutto sarebbe avvenuto, come risulta dall'inchiesta, senza che il governo Conte facesse "alcun tipo di controllo sui fornitori cinesi", scrive la Finanza. "Basti pensare che, a soli due giorni dalla sua costituzione, da approfondimenti su internet - utilizzando il link https://whois.domaintools.com/luokaitrade.com - è stato possibile accertare che il sito in parola della Luokai Trade è stato creato in data 10.04.2020", si legge negli atti dell'indagine finita nel nulla, "appena cinque giorni prima delle commesse affidate in data 15.04.2020 e 30.05.2020 ("addendum") dal Commissario straordinario alla predetta della Luokai e concernenti la fornitura di 571.617.647 di Dpi per un controvalore di euro 634.000.000". Inoltre, a smentire Arcuri sulla circostanza che nessun offerta arrivata per il tramite di Beghi sia stata accettata c'è un messaggio WeChat del 24 marzo 2020, il giorno prima dell'affidamento, in cui Tommasi di Sunsky scrive a Guidi: "Attento però che abbiamo il prezzo doppio di quanto Beghi ha comunicato a Invitalia". E neppure l'assunto che la Struttura non avrebbe effettuato pagamenti anticipati, per gli inquirenti è vero, visto che "è stato accertato come i pagamenti della merce siano avvenuti comunque quando la stessa si trovava ancora in Cina".