“Salvini ministro della Mala vita”. E Saviano viene assolto. Il leader della Lega annuncia: "Lo querelerò di nuovo"

Scritto il 16/04/2026
da Francesca Galici

Dopo otto anni si chiude il processo per diffamazione nato da un post del 2018. Lo scrittore esulta e rivendica la libertà di critica, il vicepremier annuncia una nuova querela: "Giudici ideologicamente schierati"

Il giudice monocratico del tribunale di Roma ha deciso per l’assoluzione di Roberto Saviano, accusato di diffamazione nei confronti di Matteo Salvini perché nel 2018 sui social, quando il leader della Lega era ministro dell'Interno, lo definì “ministro della Mala vita”. Lo scrittore nelle precedenti occasioni si era difeso sostenendo che la sua critica nasceva da una posizione culturale e politica ben precisa, citando Gaetano Salvemini per sottolineare una tradizione di denuncia morale nei confronti del potere. “Ministro della Mala vita”, quindi, è considerato dai giudici una legittima espressione di critica politica. Salvini, ha detto Saviano, “per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me”. Il ministro, replicando a Saviano in diretta da Milo Infante su Rai Due, ha replicato: “Posso stare antipatico. Però da ministro dell'Interno ho combattuto mafia, camorra e 'ndrangheta. Abbiamo sequestrato ville ai Casamonica. Ho ricevuto minacce di ogni genere. Che poi un signore mi abbia definito più volte 'ministro della malavita' e sia stato assolto, va bene, io vado avanti lo stesso a fare il mio lavoro”. Però, ha aggiunto, “che ci siano giudici ideologicamente schierati mi sembra evidente. A uno posso stare antipatico, ma non puoi darmi del malavitoso”.

Lo scrittore ha dichiarato sui social di essere “stato trascinato in tribunale e oggi, dopo otto anni, sono stato finalmente assolto. Questa assoluzione significa soprattutto una cosa: che la propaganda politica non può diventare uno strumento per mettere a tacere chi critica”. Per anni “Salvini ha giocato con parole e slogan, alimentando un clima ostile. ‘Gli toglieremo la scorta’, diceva riferendosi a me. E sapeva bene che, vivendo sotto protezione per le minacce dei clan, certe parole non sono mai neutre. Certe parole possono essere davvero pericolose, soprattutto se a pronunciarle è un Ministro della Repubblica”, ha aggiunto Saviano. In un'intervista a LaPresse lo scrittore ha detto che Salvini “aveva preso in considerazione la possibilità di consegnarmi ai clan” e su queste parole Salvini ha annunciato una seconda querela: “La scorta? Ho fatto il ministro e non gli abbiamo tolto assolutamente niente. Poi: a Saviano serve la scorta? Non è la politica che decide, ma è un organismo tecnico. Se la Prefettura ritiene che gli serva... A me sembra che abbia ancora la scorta. E lunga vita a Saviano. Che però si permetta di dire che lo volevo consegnare ai clan è una vergogna”. Quindi, ha aggiunto, “è un signore che campa di insulti al prossimo. Ci riproverò. Magari troverò un altro giudice di sinistra che dirà che mi può dare del delinquente, del camorrista, del malavitoso. Io vado avanti a fare il mio lavoro. E sono orgoglioso di quello che ho fatto per gli italiani e ancora sto facendo, alla faccia di Saviano”.

“Mi sono dovuto difendere in questo processo per otto lunghi anni, mentre Salvini, chiamato a testimoniare, non si presentava in aula adducendo i più fantasiosi degli impedimenti. Ma questo processo sarebbe potuto durare anche cent’anni, una cosa è certa: per quanto aspra sia la critica, le parole non possono essere messe sotto accusa quando raccontano il potere.”, è la conclusione dello scrittore. “Questa sentenza per me, soprattutto, va a sottolineare questo. Voglio dedicarla a chi mi ha difeso, al mio avvocato Antonio Nobile, assieme ad Articolo 21 e a tutte le persone che in questi anni ci sono sempre state. E poi la dedico a Gaetano Salvemini, perché Gaetano Salvemini oggi è stato tantissime volte citato e gli avrebbe fatto piacere di sentire che le sue parole mettono così tanta paura, ancora oggi, al potere”, ha poi dichiarato lo scrittore all’agenzia LaPresse.