Ridere sui morti non è reato, ma fa riflettere. Alcuni spregiudicati affaristi hanno banchettato sulla tragedia, lo dicono le intercettazioni telefoniche fatte dalla Procura di Roma su indagini che si sono concluse in un nulla di fatto. Gente che si frega le mani e punta i fondi del Pnrr, convinta di avere in mano le persone giuste, prendendo in giro i morti e irridendo uno scienziato, suicidatosi all'ombra di un altro grande affare in pandemia.
L'inchiesta è quella su Adaltis, un'azienda produttrice di test molecolari. Come sappiamo dalle audizioni in commissione Covid del general manager Marco Spadaccioli, la Adaltis è riuscita ad avere due appalti importanti dalla Struttura commissariale di Domenico Arcuri. Secondo le indagini, una volta incassato questi appalti, la Adaltis avrebbe dato consulenze per 450mila euro a tre professionisti legati allo studio legale di Guido Alpa, storico mentore dell'ex premier Giuseppe Conte: si tratta di Luca Di Donna, Valerio De Luca e Gianluca Esposito. A firmarne uno per 93mila euro è l'avvocato Nicoletta Spaziani, una praticante dello studio. Sono i legali che avrebbero millantato amicizie importanti con l'inquilino di Palazzo Chigi e una corsia privilegiata per fare affari in pandemia. Qualcuno ha detto sì e ha ha avuto ragione. Chi ha detto no come Dario Bianchi di Jc Electronics o Giovanni Buini ha pagato un prezzo alto: perché la sua merce è rimasta nei magazzini, sequestrata dalla Gdf anche se perfetta.
Al telefono l'avvocato De Luca parla con Pierpaolo Abet, amministratore delegato di Universal trust. Secondo l'ipotesi accusatoria mai dimostrata Di Donna, Esposito e Abet avrebbero parte di un'associazione per delinquere finalizzata al compimento di "più delitti contro la pubblica amministrazione", avendo messo "a disposizione reciproca le relazioni di ciascuno di loro con soggetti incardinati ai vertici di istituzioni pubbliche e stazioni appaltanti" e avendo infine "ripartito i proventi e giustificato le movimentazioni con mandati di collaborazione". La Procura non è riuscita a provarlo, aveva chiesto di inoculare un trojan nel telefono di Abet ma il gip ha detto no, bastano le intercettazioni. "Entrambi sono pienamente a conoscenza delle dinamiche criminali in approfondimento e della capacità del sodalizio (di cui i due fanno parte) di orientare (e di acquisire), attraverso manovre complesse, ingentissimi flussi di denaro pubblico", scrivono i carabinieri del Nucleo operativo. Si parla di appalti Covid e di Pnrr. E si ride.
Abet parla dei "68 miliardi" del Pnrr "più il contributo all'Italia... poi alla fine il grosso è tutto un indebitamento! Tutti questi soldi verranno bruciati da tutte le società dei tamponi israeliani". E De Luca ride fragorosamente. E Abet insiste: "Dai banchi a rotelle, da tutti i De Donno della situazione, ecc. ecc. no?" De Luca chiede: "Chi è De Donno?". E Abet risponde: "Il medico che è morto! Quello del plasma iperimmune! Quel poveraccio, quello che hanno fatto suicidare". Poi la macabra battuta. "Io dicevo De Donno per non dire la versione femminile", cioè Di Donna.
Giuseppe De Donno è il medico di Mantova escluso dal progetto del ministero della Sanità sulle cure di plasma ed emoderivati per favorire una società toscana in orbita Pd di cui parleremo nei prossimi giorni. Sono le 17,03 del 7 settembre 2021, secondo i carabinieri "Di Donna ha acquisito potere dopo che una terza persona si è affermata". Quella persona sarebbe stata Giuseppe Conte, che ancora oggi dice che con Di Donna non ha niente a che spartire. Ma durante altre intercettazioni, alcuni imprenditori si lasciano scappare che Di Donna sarebbe stato "il referente di Conte per quanto riguarda la ristrutturazione del partito", il M5s 2.0 lanciato da Conte il primo aprile 2020. È Alpa in quei giorni a chiedere a Di Donna al telefono di dare una mano a Conte, come ha documentato il Giornale. Ma questi imprenditori come lo sapevano? C'è un filo rosso che lega Conte, Arcuri, gli affari in pandemia e il futuro dei Cinque stelle? Non si sa.
Nonostante la mole di elementi, i magistrati della Procura di Roma Paolo Ielo, Stefano Pesce, Fabrizio Tucci e Gennaro Varone hanno spulciato queste intercettazioni ma non sono riusciti a convincere i gip di reati perseguibili diversi da abuso d'ufficio o traffico d'influenze, aboliti dal centrodestra nel 2024, e hanno archiviato. A Varone il Giornale ha chiesto conto: "Io e i miei colleghi abbiamo compiuto atti ufficiali. Non mi prenda per scortese, ma non ho altro da aggiungere". Al danno si aggiunge la beffa. Perché nei giorni scorsi, ai mediatori delle mascherine cinesi farlocche pagate 1,2 miliardi sono stati restituiti i soldi delle provvigioni sequestrati, passati da Milano, Hong Kong e San Marino. C'è chi ha riavuto 50 milioni di euro per aver fatto arrivare in Italia mascherine false. Durante il Covid qualcuno rideva, qualcuno incassava e tanti morivano. Ma Conte nulla sapeva e nulla vedeva.

