«Fermissima condanna delle politiche del primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu» ma «il dialogo con Tel Aviv continua». A una settimana dal voto con cui la direzione Pd chiedeva di sospendere il gemellaggio e i Verdi minacciavano di non approvare delibere in aula finché il sindaco non avesse messo in pratica l'odg approvato dal Consiglio a ottobre, arriva la risposta - ed è un rifiuto - di Beppe Sala. Si era preso del tempo («voglio discuterne giovedì con la giunta») e ieri lo ha fatto. Anche tra gli assessori c'era una resistenza a rompere con Tel Aviv, i tre della Civica (Conte, Mazzei, Riva) erano pronti a dissociarsi, anche la vicesindaco dem Scavuzzo era poco in linea col partito, contro lo stop l'esponente dei Riformisti Cappello. L'unica ieri a esprimersi in forte disaccordo con la scelta di Sala è stata Elena Grandi dei Verdi. La decisione esce con una nota ufficiale: ieri mattina Sala ha sentito al telefono il sindaco di Tel Aviv Ron Huldai che gli ha inviato una lettera per sollecitarlo a non interrompere il gemellaggio. «Ci sono momenti - ha scritto Huldai - in cui le città non mi misurano dalle strade o dai grattacieli che costruiscono ma dai ponti che scelgono di edificare. De Milan ghe n'è domà vun, c'è una sola Milano, e c'è una sola Tel Aviv-Yafo. Il ponte che abbiamo costruito è vitale per entrambe, ha promosso la convinzione che, anche in tempi di profondo disaccordo, non dobbiamo mai abbandonare il legame umano». Tel Aviv «è oggi al centro di una lotta, non contro il suo Paese ma per la sua anima democratica» e «rimane uno dei centri più schietti e coraggiosi per la libertà civile. Vi chiedo di schierarvi con chi crede nella collaborazione, chi rifiuta di trasformare il disaccordo in un boicottaggio o il dolore in rottura». Ponti «anziché muri». Linea condivisa da Sala: «Tel Aviv - ha spiegato in giunta - ci chiede di mantenere vivo il dialogo rispetto a una situazione critica. Milano è città di democrazia e pace, schierata contro ogni forma di aggressione e violenza, di terrorismo e di totalitarismo». Riteniamo, conclude, «da un lato di continuare le interlocuzioni con chi in Israele è critico verso ciò che sta accadendo e, dall'altro, di rinforzare il sostegno e gli aiuti alle comunità martoriate dalle aggressive politiche del governo israeliano. Vogliamo rilanciare le iniziative concrete già in atto su Gaza con Mm. Perché, usando le parole di chiusura della lettera di Huldai, la democrazia è l'impegno profondo a continuare a dialogare, a continuare a costruire e sperare».
Giorni fa si erano schierati contro lo stop l'ex deputato Pd Emanuele Fiano, i deputati dem Lia Quartapelle, Piero Fassino, di Iv Ivan Scalfarotto. Il consigliere di Azione Daniele Nahum, membro della comunità ebraica, ha visto nel pomeriggio Sala e gli ha espresso «apprezzamento per la sua ferma posizione: il legame con Tel Aviv oggi più che mai è un presidio di dialogo». Silenzio dal segretario del Pd Milano Alessandro Capelli. i è creato un cortocircuito anche tra dem in giunta e consiglio. Dura la capogruppo Pd Beatrice Uguccioni in aula: «Prendo atto con amarezza e non alla leggera della scelta del sindaco, non è nelle nostre facoltà gestire l'iter dei gemellaggi ma dare indicazioni di indirizzo e controllo sì. Faremo le nostre valutazioni sia all'interno del gruppo che del partito». L'odg «fissava criteri precisi, la tregua continua a essere violata. Lo stop non andava contro le persone ma serviva a dare un segnale al governo Netanyahu». Cita anche la «lettera curiosa del sindaco di Tel Aviv in cui non si parla mai di Gaza, Palestina. Una città progressista poteva citare almeno una volta Netanyahu». Per la coportavoce dei Verdi Francesca Cucchiara è «irricevibile e imbarazzante, dopo tutte le sollecitazioni Sala disattende le indicazioni delle forze di maggioranza usando una lettera che non dice nulla su Gaza e Cisgiordania. Sorprende e delude la scelta e della giunta di assecondarlo Sala. Come ha espresso invece l'assessore Grandi, andremo avanti fino in fondo».

