Migranti, la Svezia espelle chi non tiene una “buona condotta” anche senza reati

Scritto il 29/06/2026
da Francesca Galici

Basta non pagare le tasse, accettare lavori in nero o avere collegamenti con associazioni terroristiche per perdere ogni diritto nel Paese

Il 12 giugno, l’Unione europea ha attivato in via definitiva il Patto per l’asilo e le migrazioni, che riscrive completamente procedure e burocrazia per la gestione dei flussi migratori e delle espulsioni. Tutti i Paesi stanno lavorando per attuare al meglio le nuove disposizioni, organizzandosi anche per la realizzazione degli hub di rimpatrio nei Paesi terzi, ma i Paesi del blocco scandinavo sembra stiano viaggiando a una velocità doppia rispetto a gran parte dei Paesi Ue, soprattutto di quelli dell’Europa continentale. Svezia e Danimarca sono due dei Paesi che negli anni hanno adottato politiche tra le più permissive in Europa e i risultati, purtroppo, ora sono sotto gli occhi di tutti. Ed è proprio per porre rimedio ai danni del passato che oggi sperimentano soluzioni più stringenti per favorire le espulsioni di soggetti che non hanno merito per rimanere sul territorio.

La Svezia fa un passo avanti: non aspetta che gli immigrati compiano un reato per poterli espellere, perché il parlamento svedese ha approvato una legge in base alla quale le autorità d’ora in poi potranno revocare il permesso di soggiorno anche per chi non mantiene un “buon comportamento”. Ciò significa che sono passibili di espulsione e di perdita di ogni diritto gli stranieri titolari di permesso di soggiorno che non pagano le tasse, che accettano lavori in nero o che hanno collegamenti con associazioni terroristiche, anche se loro non sono direttamente coinvolti. Si tratta della legge attualmente più stringente in merito ai permessi di soggiorno e alle espulsioni ed è valido sia per chi ha fatto domanda di regolarizzazione nel Paese, sia per chi è già in possesso del documento.

La sinistra e le associazioni per i diritti umani hanno criticato la postura assunta dalla Svezia ma questo governo, eletto nel 2022, sta portando a casa le promesse fatte in campagna elettorale per ridurre l’immigrazione, sfruttando anche le nuove leggi promosse dall’Unione europea. “Chiunque non faccia lo sforzo di fare la cosa giusta non dovrebbe poter contare sul rimanere nel Paese”, ha dichiarato il ministro della migrazione Johan Forssell quando ha proposto il disegno di legge a marzo. “La Svezia ora guida l’Occidente sull’immigrazione”, ha dichiarato Charlie Weimers, europarlamentare e vicepresidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, aggiungendo: “La residenza è un privilegio”.