Creatività, artigianalità, nuove tecnologie e nuovi mercati. Questo il filo rosso che unisce il True Luxury con il Next Luxury nel piano strategico di Kering presentato ieri a Firenze dal ceo Luca de Meo (in foto). Gli ultimi anni, sono stati complessi per il settore della moda e anche il gigante del lusso ha sofferto e archiviato il primo trimestre con ricavi a 3,568 miliardi di euro, in calo del 6% su base annua. É proprio in questo momento di incertezza che si innesca il piano ReconKering, «il nostro modo di riconnetterci con ciò che rende Kering unico, abbracciando al contempo ciò che il lusso sta diventando», ha sottolineato de Meo. L'ambizione finanziaria del Gruppo, che tra i suoi marchi di punta vanta Gucci e Bottega Veneta, si fonda su una rigorosa disciplina operativa, cercando di raddoppiare la percentuale del margine operativo che, nel 2025, è stata dell'11%. Il primo pilastro però rimangono i brand e la loro desiderabilità. L'equity di marca viene misurata attraverso un sistema strutturato su tre dimensioni: visibilità, attrattività e forza dell'immagine. L'obiettivo è di consentire alle Maison di monitorare le proprie performance in modo oggettivo e attivare leve mirate. Sul fronte delle nuove tecnologie, è previsto il potenziamento della piattaforma integrata Kering eyewear, puntando anche al lancio di smart glasses a marchio Gucci in partnership con Google, probabilmente entro il prossimo anno. Entro il 2030, l'obiettivo è di raccogliere 600 milioni di fatturato aggiuntivi dalla sezione calzature e, per Gucci, una spinta di un miliardo in più nella pelletteria. Prepararsi al futuro significa anche capire come migliorare e, in questo caso, chiudere negozi. Alle 75 boutique chiuse nel 2025, se ne aggiungeranno almeno altre 100, soprattutto in Cina.
Guardando al futuro del settore, ieri Confindustria Accessori Moda e Confindustria Moda hanno presentato alla Camera le linee guida del Piano Industriale che prevede un investimento di 4 miliardi nel periodo tra il 2026 e il 2030 che, secondo le stime della Luic, porterebbe a una crescita di 30 miliardi di fatturato, 57mila posti di lavoro e 8,7 miliardi di pil aggiuntivi. Un investimento necessario secondo Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, perché «i numeri ci dicono con chiarezza che senza interventi il Sistema Moda è destinato a perdere imprese».

