Cari lettori,
ieri la Federazione nazionale della stampa ha indetto uno sciopero. Avere un contratto aggiornato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso è un diritto, come lavorare senza precarietà, fare informazione libera e indipendente. Dal 2016, ultima volta che il nostro contratto è stato rinnovato, è cambiato tutto per la nostra categoria: più lavoro, più piattaforme, meno tutele. Gli stipendi dei giornalisti invece sono rimasti fermi o addirittura sono diminuiti e il loro contratto non aggiornato. Senza diritti e senza dignità, il giornalismo si indebolisce. E quando si indebolisce il giornalismo, si indebolisce anche la democrazia.
Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice: il nostro lavoro vale. In questa situazione la maggior parte della redazione del Giornale, in un momento anche politicamente complesso per l’area di riferimento dei nostri lettori, ha scelto soffertamente, dopo aver partecipato al precedente sciopero, di venire in redazione, scegliendo però lo sciopero delle firme. Questo per correttezza verso il nostro lettore e la qualità della sua informazione, la non politicità delle nostre rivendicazioni che con la politica non devono essere mischiate. Questo fatta salva la legittima scelta di chi tra noi ha optato, altrettanto soffertamente, per lo sciopero integrale, con la piena comprensione e solidarietà della redazione. I giornalisti del Giornale nel loro insieme, però, ribadiscono, con forza, che la fedeltà al lettore e alla missione di informarlo non è sostenibile da giornalisti il cui lavoro non venga adeguatamente riconosciuto. Anche economicamente e con i dovuti investimenti, che passano da un rinnovo equo e celere del contratto nazionale.
Il Cdr e l’assemblea di redazione del Giornale
Il Cdr e l’assemblea di redazione del Giornale
Scritto il 17/04/2026
da Il Cdr del Giornale

