Ieri il Giornale ha rivelato che il Mef sarebbe stato pronto a procedere con un collocamento accelerato (Abb-Accelerated Bookbuilding) del 4,863% residuo detenuto in Mps già nella giornata di martedì dopo la chiusura delle contrattazioni. La ricostruzione è stata respinta dal Tesoro con un breve messaggio fatto filtrare alle agenzie di stampa da «fonti del ministero» che l'hanno definita «non vera». Non una smentita con una nota ufficiale, dunque. E nemmeno una smentita a ben leggere. Tanto che secondo quanto risulta a questo quotidiano, l'operazione sarebbe stata già organizzata da tempo ma ora fatta tramontare per la fuga di notizie che annulla l'effetto sorpresa influenzando i corsi di Borsa. Le indiscrezioni sono state confermate anche all'Adnkronos da diverse fonti finanziarie e la vicenda continua ad alimentare rumor. Secondo altre fonti della maggioranza, sempre sentite dall'Adnkronos, «si tratta comunque di una prassi standard», lasciando intendere che il ricorso a un collocamento accelerato resterebbe una delle opzioni tecniche predilette a disposizione del Tesoro. Restano, però, le perplessità già sottolineate nel nostro articolo per i riflessi sugli equilibri dell'Opas in corso e per i dubbi che potrebbero essere alimentati sul ruolo del Mef ricordando il precedente del novembre 2024, quando il ministero cedette in pochi minuti il 15% del capitale del Monte (che venne acquistato da Delfin, Caltagirone, Banco Bpm e Anima) attraverso la stessa procedura di collocamento accelerato poi finita al centro di un'indagine della magistratura milanese. Proprio alla luce di quel precedente, il ricorso allo stesso schema potrebbe esporre il Tesoro alle critiche di chi ritiene che il ministero non sia soltanto arbitro della partita, ma anche uno dei giocatori. Di certo, il Mef dovrà vendere prima dell'avvio dell'Opas (senza, peraltro, escludere un possibile rilancio sul prezzo dell'offerta) con un'operazione che verrà firmata dal direttore generale dell'Economia, Francesco Soro, dopo il via libera del ministro Giancarlo Giorgetti. E il tempo per una eventuale procedura accelerata stringe: la cessione va realizzata entro l'8 luglio perché dopo scatterà il cosiddetto black-out period legato al calendario finanziario della banca senese che è quotata in Borsa. La successiva finestra di mercato utile per la realizzazione dell'operazione sarà a fine agosto. Come abbiamo già evidenziato ieri, potrebbero essere comunque sondate altre opzioni, tra cui la disponibilità delle fondazioni bancarie a partecipare al collocamento. A richiamare il ruolo degli enti era stato, del resto, lo stesso ceo di Intesa, Carlo Messina, quando aveva presentato i dettagli dell'operazione al mercato lo scorso 8 giugno: «Se i soci privati del Montepaschi vorranno restare nel nostro azionariato ci farà piacere e con le fondazioni rafforzeranno la presenza italiana». Poi aveva anche spiegato che se l'Opas andrà in porto le fondazioni azioniste di Cà de Sass scenderebbero al 16% mentre i soci privati Delfin e Caltagirone si aggirebbero tra il 6-7%». Lo stesso giorno il presidente di Acri e Fondazione Cariplo (azionista di Intesa), Giovanni Azzone, aveva espresso «un grande apprezzamento per l'operazione» sottolineando che il «nostro ruolo di azionisti di rilievo verrà esercitato per sostenere un'iniziativa il cui valore il mercato saprà di certo riconoscere». Stesso apprezzamento era arrivato da Compagnia Sanpaolo, Fondazione CrFirenze e da Cariparo.
L'offerta di Intesa è già stata depositata in Consob e dovrebbe andare sul mercato tra ottobre e novembre di quest'anno, per poi concludere il periodo di adesione a dicembre.

