C'è voluto il tempo che ci voleva, tra scartoffie ministeriali, rinvii e i soliti piagnistei dei progressisti da salotto, ma alla fine i programmi di latino per le scuole medie sono stati pubblicati ufficialmente. Ne sono felice, lo dico senza giri di parole. Anche perché, consentitemi un briciolo di orgoglio, questa è stata una mia battaglia personale, condotta dalle colonne di questo giornale contro il parere dei soliti soloni che vorrebbero i nostri ragazzi ridotti a automi capaci solo di pigiare tasti su uno smartphone. Un ringraziamento sincero va al ministro Valditara, che ha avuto il coraggio di tirare dritto.
Naturalmente, i soliti fannulloni hanno già iniziato a gridare al passatismo, al ritorno al Medioevo, alla nostalgia polverosa. Non hanno capito un tubo, come al solito. Questa svolta non è affatto un nostalgico ritorno al passato, bensì una speranza concreta per il futuro, qualcosa che apre orizzonti di crescita veri in un'epoca che di orizzonti ne ha pochissimi.
Ci troviamo in un'età di totale sottomissione degli uomini alle macchine. Chiamatela pure intelligenza artificiale, chiamatela come vi pare per darvi un tono moderno, ma la realtà è che siamo dominati da algoritmi freddi, scritti da qualche nerd in California che non ha mai letto un libro in vita sua. E allora, per capire l'importanza di questa riforma, basti pensare a due sole parole latine, che oggi rappresentano una chiave d'oro per non perdere la testa: magnifica Humanitas.
Con questa formula brevissima il Papa ha voluto intitolare la sua enciclica. L'ha pensata in inglese, l'ha scritta in quella lingua che ormai è il latino dei nostri giorni, piaccia o meno , ma per il titolo ha preteso il latino. E il motivo è evidente. Magnifica è un termine biblico, potente: significa grande, meravigliosa, sorprendente. Humanitas è la parola che ci viene direttamente dai classici, da Cicerone, da quel mondo che ha fondato la nostra civiltà.
Dovremmo ricordarcene più spesso: la parola umanità viene da humus, la terra. L'uomo è fatto di terra, è carne e polvere, mica circuiti integrati. Ma è l'unico animale che possiede qualcosa in più, un barlume di divino o di poetico, fate voi. L'uomo si distingue dalle bestie perché seppellisce i suoi morti sotto terra, li ripara con la terra, ne conserva la memoria. Umanità, umanesimo, uomo: tutto nasce dalla pietà per i propri simili quando smettono di respirare.
Recuperare lo studio del latino alle medie non significa costringere i ragazzini a subire il "latinorum" di manzoniana memoria, quella lingua masticata dai legulei per imbrogliare il popolo. Significa l'esatto contrario. Significa riappropriarci di tutto ciò che ha a che fare con gli affetti, con il diritto, con una logica stringente che trova il suo fondamento in una struttura linguistica che ha la perfezione geometrica e, insieme, la profondità dei nostri padri.
Oggi, in tutti i Paesi più avanzati del mondo, dove la tecnologia domina sovrana e sia benedetta la tecnologia, per carità, che permette anche a vecchi rimbambiti come me o ad altri anziani di fare cose un tempo impensabili , si sta riscoprendo il latino. Perché? Per non soffocare nei calcoli, nella finanza speculativa e nel cinismo più bieco. Da Harvard a Oxford si torna a guardare a Roma. Ed è sacrosanto che si riparta da noi, dalle scuole medie sotto casa, quelle intestate ad Alessandro Manzoni o a Falcone e Borsellino, dove si formano i cittadini di domani.
Il latino fa bene alla salute, pulisce il cervello dalle scorie della modernità liquida. Mi ha fatto un immenso piacere che ieri Tommaso Cerno abbia rilanciato la messa in latino come una strada da ripercorrere, e non solo per i credenti o per le gerarchie ecclesiastiche. Perfino il Vaticano, da qualche tempo, trasmette un telegiornale radio interamente in lingua latina, Hebdomada Papae.
Insomma, viva il latino. Chi lo osteggia dicendo che è una lingua morta non si accorge che la vera lingua morta, oggi, è il balbettio sgrammaticato dei messaggini sul cellulare, quel ridicolo codice fatto di "k", emoji e abbreviazioni da analfabeti funzionali. Preferisco mille volte la precisione di un dativo alla barbarie di un tweet.

