La caviglia non è ancora a posto e sembra specchiarsi con certe inquietudini dell'anima da non mostrare in pubblico. Alessandro Bastoni questa sera contro il Cagliari non ci sarà. Lo ha detto senza troppi fronzoli il suo allenatore. "Non sta bene. Resterà fuori per riprendersi alla caviglia e fare qualcosa per recuperare la condizione. La farei anche finita a parlare di Ale, lo si fa da un mese a questa parte e non elogiandolo. Invece bisogna essere orgogliosi di quello che ha fatto, bisogna elogiare l'uomo e il giocatore per quello che ha messo e la disponibilità alla Nazionale nonostante il problema fisico". Non si parla invece di quello che è incerto, prematuro, con queste voci che si rincorrono come certezze ineludibili: Bastoni è già del Barcellona e ci sono 60 milioni sul piatto. Questi sono i tormentoni che Cristian Chivu fa fatica a sopportare e li legge come tentativi disperati di turbare l'ambiente Inter. La squadra che quest'anno avrebbe dovuto sprofondare nei suoi demoni, quelli evocati nella notte di Monaco di quasi un anno fa. I reduci della disfatta contro il Paris Saint-Germain non possono arrivare sani fino allo scudetto e invece sono ancora lì, a sei caselle dal traguardo.
Chivu non ci gira intorno. "Posso essere tutto, ma non un fesso". Lo dice ricordando l'inizio, l'allenatore inesperto da cacciare dopo cinque giornate, l'ottavo posto come destino. Invece l'Inter è andata avanti, e tutto è cambiato dopo la Juve, diventata gogna mediatica per il club e per un giocatore. "Non ho mai messo la maschera, non ho mai parlato di arbitri. Non è un problema mio quello che pensano gli altri. Io non lavoro per essere amato".
La frase di Como sulla Champions la liquida con un sorriso. "Il calcio non è la vita, è solo un gioco". Poi il passaggio su Filippo Serantoni, ragazzo delle giovanili tornato a segnare con il caschetto dopo un incidente, lo stesso che Chivu indossava anni fa. "Gli ho detto di avere coraggio. Mi prendeva come riferimento, gli ho dato qualche consiglio sul casco da usare. La cosa più importante è avere ambizioni e sogni". Serantoni ha lo stesso cognome di quel Pietro campione del mondo nel 1938 e mediano dell'Inter di Meazza. Storie che ritornano.