Oggi a Parigi il vertice su Hormuz: chi parteciperà. L'altolà di Teheran

Scritto il 17/04/2026
da Redazione web

Un piano di sminamento pronto da mettere in campo, soprattutto se la tregua tra Iran e Stati Uniti sarà prolungata. La cosiddetta coalizione dei Volenterosi di Hormuz, formata da oltre 40 Paesi, torna a riunirsi oggi e, questa volta, sembra davvero vicina al passare all'azione. Il vertice dei leader convocato a Parigi da Emmanuel Macron e Keir Starmer - al quale Giorgia Meloni dovrebbe partecipare in presenza - è stato preceduto da un incontro tra gli addetti militari per fare il punto sulla situazione nello Stretto. L'obiettivo è comunque il ritorno alla libertà di navigazione.

La partita resta in salita per due ordini di motivi: il ruolo degli Usa, che finora sono rimasti fuori dalla coalizione e l'atteggiamento di Teheran, che per la prima volta si è mossa con netta contrarietà rispetto al piano dei Volenterosi. "Qualsiasi mossa o interferenza a Hormuz non farebbe altro che complicare la situazione", ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, rimarcando: "La sicurezza dello stretto è garantita da decenni e, con l'aiuto degli Stati regionali, l'Iran è in grado di assicurare la navigabilità della via, a condizione che cessino le interferenze e l'attuale guerra". Per Teheran, insomma, è necessario innanzitutto tornare alla situazione pre-guerra, quando, nonostante le tensioni, il passaggio delle navi in effetti non subiva alcun blocco.

Ma l'Occidente - e non solo gli Usa - non si fida dell'Iran. Teheran, per rispondere al blocco navale americano, ha già minacciato di voler "chiudere" il Mar Rosso, presumibilmente con l'aiuto degli Houthi. Mentre nei giorni scorsi i Pasdaran hanno avanzato - e parzialmente attuato - la proposta del pedaggio per la navi che passano attraverso lo Stretto. Proposta che gli europei, oltre a considerare iniqua, ritengono totalmente contraria al diritto internazionale. Su tutto questo a Parigi i leader della coalizione - in gran parte collegati da remoto - faranno il punto. Ma, sul tavolo, avranno già le prime ipotesi di intervento per sminare lo Stretto. È stato questo infatti il cuore del vertice militare che si è tenuto sempre a Parigi e al quale ha partecipato anche lo staff della Marina italiana. Al momento, viene spiegato, non c'è nulla di stabilito e un'eventuale missione di sminamento potrebbe partire solo dopo la cessazione delle ostilità tra Iran e Stati Uniti e dopo averne verificato le condizioni per un intervento. Tra le cancellerie europee, si naviga a vista, al pari delle imbarcazioni che in queste ore stanno provando a passare attraverso lo Stretto, dove è in vigore il blocco navale americano.

Secondo quanto riferito dal Centcom, il Comando centrale Usa, nelle prime 48 ore dall'inizio del blocco in entrata e in uscita dai porti iraniani, nessuna imbarcazione è riuscita a superare le forze americane. Otto le petroliere hanno obbedito all'ordine di invertire la rotta. Mentre, secondo i media iraniani, l'imbarcazione Alicia, soggetta a sanzioni e carica di petrolio greggio, sarebbe riuscita a superare lo sbarramento americano. La situazione resta fluida, caotica, incerta. E tutti e tre gli aggettivi non fanno bene né ai mercati né alla prevedibilità delle forniture di gas e petrolio. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha concluso un tour di due giorni per ribadire la ferma vicinanza dell'Ue ai Paesi del Golfo, "ora e in futuro". Ha invitato "tutte le parti" a cogliere il momento del cessate il fuoco per "una pace sostenibile e duratura". E ha ribadito come la chiusura di Hormuz abbia avuto "conseguenze già catastrofiche". Ma la soluzione, ha ammonito Costa con uno sguardo sia a Teheran che a Washington, non può essere la forza. "Stiamo vivendo tempi difficili per cui dobbiamo sostenere l'ordine internazionale basato sulle regole perché l'alternativa è il caos", sono state le sue parole.

Il governo spagnolo parteciperà in videoconferenza al vertice in programma oggi a Parigi per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. A collegarsi durante la riunione sarà il ministro degli Esteri José Manuel Albares e non il premier Pedro Sanchez, impegnato nel primo vertice tra Spagna e Brasile che si tiene a Barcellona. La Spagna, che è molto preoccupata per la situazione in Iran e nel Golfo Persico e per l'impatto della guerra sullo Stretto di Hormuz, si oppone però fermamente a qualsiasi tipo di intervento militare, sottolineano fonti della Moncloa, spiegando che se Madrid fino ad ora non è stata in prima fila tra i promotori di una missione a Hormuz è perché l'esecutivo aveva alcune riserve su quale sarebbe stato l'approccio di questa nuova coalizione dei volenterosi. La Spagna non ha infatti partecipato alla prima riunione convocata dal premier britannico Keir Starmer il 2 aprile. La Francia, il Regno Unito e gli altri Paesi stanno cercando di capire quali iniziative si possano promuovere, proseguono le fonti, sottolineando che in nessun caso si tratterebbe di un intervento militare. Il governo spagnolo sarebbe aperto a valutare una partecipazione qualora la missione si svolgesse sotto l'ombrello delle Nazioni Unite e contribuisse al ripristino della libertà di navigazione nello Stretto. I colloqui sono ancora in una fase molto preliminare e, finché non ci sarà una cessazione delle ostilità e la fine della guerra, non sembra possibile che si intraprendano azioni concrete, precisano le fonti.

"L'unità europea pare già solida ed è più che mai necessaria di fronte a rischi che dobbiamo fronteggiare collettivamente": fonti dell'Eliseo, in occasione di un incontro con la stampa a Parigi, rispondono così alla domanda dell'ANSA se la presenza di Giorgia Meloni al vertice sulla navigazione marittima nello stretto di Hormuz possa in qualche modo contribuire a rafforzare l'unità del continente dinanzi alla crisi in Medio Oriente. Il conflitto d'Iran, aggiungono a Parigi alla vigilia della riunione co-presieduta dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer, si "è venuto ad aggiungere alla crisi legata alla guerra russa in Ucraina: tutto questo comporta pesanti conseguenze per l'Unione europea e per tutti i Paesi europei. È dunque molto importante definire insieme il modo di agire nel nostro interesse comune". La presenza di Starmer, Merz e Meloni insieme a Macron a Parigi è un "buon segnale di unità europea", sottolineano all'Eliseo, aggiungendo che alla riunione in formato ibrido (con una parte in presenza e una parte in videoconferenza) sono attesi una "trentina di partecipanti". Obiettivo? Lavorare a una missione di messa in sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz, ma solo quando le condizioni lo permetteranno. Oltre a Macron, Starmer, Meloni e Merz, la riunione in videocoferenza vedrà riuniti "europei, mediorientali, asiatici e anche latino-americani", puntualizzano le fonti, aggiungendo: "Vogliamo costruire una proposta credibile che in fondo è quella di una terza via tra la pressione massima praticata in precedenza dagli Stati Uniti sull'Iran e la ripresa della guerra, incluso le distruzioni iraniane contro i Paesi del Golfo".

Gli Usa non vengono dunque associati al progetto per la messa in sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz e non dovrebbero partecipare ai lavori di Parigi, malgrado la volontà successivamente espressa dal cancelliere tedesco Merz di voler discutere una partecipazione Usa. "Tutto si farà certamente in dialogo con gli americani ma non entreremo in una coalizione con gli Usa semplicemente perché non siamo parte del conflitto", ricorda l'Eliseo, osservando che al momento "c'è solo una tregua informale la cui durata non è stabilita". Inoltre, per Parigi, è fondamentale "ottenere la certezza di un impegno iraniano a non aprire il fuoco sulle imbarcazioni che passano e che gli Stati Uniti non blocchino nessuna nave che esce o entra nello stretto di Hormuz". Alla futura missione potranno partecipare tutti i Paesi candidati, ognuno a seconda dei "propri mezzi", come la portaerei Charles de Gaulle e le altre fregate della Marina francese già schierate nel Mediterraneo Orientale. Domani si tratterà di preparare la "migliore pianificazione possible" per la futura missione, precisano le fonti, aggiungendo che, in sostanza, si "tratta di fornire la certezza alle compagnie di navigazione e agli assicuratori che lo Stretto sarà navigabile in completa sicurezza". Il tutto a due condizioni: "Che lo Stretto non sia minato e che non venga e introdotta nessuna forma di pedaggio".