"La politica fiscale deve fare la sua parte, ma deve operare entro i limiti dello spazio di manovra fiscale disponibile. I paesi con un elevato debito pubblico e senza margini di manovra fiscale non possono permettersi di ampliare i deficit: qualsiasi misura relativa al settore energetico deve essere interamente compensata, in modo da non aggravare ulteriormente le finanze pubbliche già sotto pressione in un contesto di mercato più difficile". Lo scrive Alfred Kammer, direttore del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, in un'analisi pubblicata oggi su Imf Blog. "Alcuni paesi hanno maggiore margine di manovra per assorbire lo choc", aggiunge, "ad esempio, paesi come la Danimarca o la Svezia, con un debito relativamente basso, hanno la possibilità di attuare politiche fiscali anticicliche, a differenza di Francia e Italia".
Poi l'allarme recessione. "L'Europa si trova a un bivio ormai familiare. Lo shock energetico, di minore entità rispetto al 2022 e questa volta riconducibile alla guerra in Medio Oriente, pesa sulla crescita e spinge l'inflazione al rialzo. Prima della guerra, le nostre previsioni sarebbero state riviste al rialzo. Ora, invece, assistiamo a un rallentamento della crescita. I primi dati indicano già un indebolimento degli investimenti privati e dei consumi. Le prospettive di crescita per l'area euro sono stimate a solo l'1,1% nel 2026, mentre per l'Unione Europea sono dell'1,3%; e questa previsione è caratterizzata da un elevato grado di incertezza. In uno scenario più grave, come descritto nel World Economic Outlook – uno shock persistente dell'offerta aggravato da condizioni finanziarie più restrittive – l'Ue potrebbe avvicinarsi alla recessione, con un'inflazione che sfiora il 5%. Nessun Paese europeo ne è immune".